Settimana mondiale della tiroide

La settimana mondiale della tiroide

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giornale la sicilia

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I noduli alla tiroide sono estremamente frequenti nella popolazione generale (circa il 10-20% degli individui). Sono più colpite le donne rispetto agli uomini, i soggetti di età più avanzata e chi ha parenti con noduli tiroidei. Solo una minima parte dei noduli alla tiroide possono essere dei tumori (circa l’1-3 % del totale). L’identificazione dei noduli viene fatta mediante esame ecografico, che ne identifica il numero, le dimensioni e la struttura. La diagnosi esatta della loro natura benigna o maligna viene effettuata mediante agoaspirato che è un esame attraverso cui si prelevano le cellule del nodulo che vengono esaminate. Una volta stabilita la diagnosi di benignità i noduli possono essere seguiti nel tempo o curati, senza particolari rischi per il paziente. Una precoce identificazione e una accurata diagnosi prevengono l’evoluzione dei noduli maligni e ne determinano la cura definitiva.

Prof. Francesco Frasca
Presidente CdL in Dietistica
Professore Associato di Endocrinologia
Dipartimento di Biomedicina Clinica e Molecolare
Sezione di Endocrinologia
Università di Catania
PO Garibaldi Nesima -Torre C piano -2
Via Palermo 636 – 95122 Catania

Il carcinoma tiroideo è il tumore endocrino più frequente. Nelle ultime decadi si è osservato un costante e progressivo incremento dell’incidenza di questa neoplasia in tutte le aree industrializzate del mondo. Secondo i dati dei Registri Tumori Americani (SEER) il tumore tiroideo è la prima neoplasia per incremento annuale di incidenza sia negli uomini che nelle donne. I dati recenti indicano circa 15 nuovi casi/anno/100.000 abitanti nelle donne e 5 nuovi caso/anno/100.000 abitanti negli uomini. In Italia il carcinoma tiroideo è il II tumore più frequente nelle donne di eta’ inferiore a 45 anni. Le cause dell’ aumento progressivo di incidenza del tumore tiroideo sono da ricercare nell’ eccesso di diagnosi ma anche nell’esposizione a fattori di rischio ambientali. Di questi il più noto è rappresentato dalle radiazioni ionizzanti, ma rimane ancora da chiarire il ruolo di altri fattori.

In Sicilia dal 2002, con un progetto finanziato dal Ministero della Salute, è stato istituito il Registro Siciliano Tumori Tiroidei (nato dalla collaborazione delle Divisioni di Endocrinologia delle Università di Catania, Messina e Palermo, dell’Endocrinologia dell’Ospedale Cervello di Palermo e dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale).

In questi anni in Sicilia sono stati diagnosticati oltre 5000 nuovi casi di tumore tiroideo. L’analisi di distribuzione dei dati relativi ai primi 5 anni (periodo 2002-2006) ha evidenziato in Provincia di Catania, nell’area vulcanica dell’Etna, una incidenza più elevata (superiore al doppio) rispetto a quanto osservato nelle altre provincie Siciliane (Pellegriti et al. JNCI 2009). Rimane da chiarire quali siano le cause dell’elevato numero di casi osservati nell’area vulcanica (dati di elevata incidenza in aree vulcaniche sono già stati descritti nelle Hawaii, Filippine, Islanda, Corea).

La Divisione di Endocrinologia dell’Ospedale Garibaldi di Catania è Centro di Riferimento Regionale per il Carcinoma Tiroideo, con oltre 4000 pazienti in follow-up e oltre 300 trattamenti radiometabolici con Iodio 131 all’anno effettuati in degenza radioprotetta.

Dott.ssa Gabriella Pellegriti

Dirigente Medico Divisione di Endocrinologia Ospedale Garibaldi Nesima di Catania,

Responsabile Oncologia Endocrina

Responsabile Esecutivo Registro Tumori Tiroideo Siciliano

Nella relazione effettuata dal Prof. Regalbuto si è sottolineato l’importanza di un adeguato apporto iodico giornaliero: lo iodio è, infatti, un elemento indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 e T4) che, a loro volta, servono a promuovere una normale crescita del corpo e del sistema nervoso e regolare numerose funzioni del nostro organismo.

E’ stato documentato che, soprattutto nei passati decenni, ampie zone della Sicilia, e tra queste le zone montane dei Nebrodi e delle Madonie, erano caratterizzate da un’elevata incidenza di alcune patologie connesse alla carenza iodica, tra cui principalmente il gozzo, (aumento di volume della ghiandola tiroidea), ma anche di parecchie altre patologie: aumenta la frequenza di aborti spontanei, natimortalità e mortalità perinatale; durante lo sviluppo del feto possono determinarsi alterazioni dello sviluppo corporeo e intellettivo; si assiste, infine, ad un aumento della frequenza di noduli tiroidei e tumori maligni della tiroide. Inizialmente, la prevalenza del gozzo variava grandemente nelle diverse zone della Sicilia (tra il 10 ed il 70% della popolazione scolare esaminata), essendo di grado elevato in alcuni centri della provincia di Enna, Catania e Messina, moderata in altri e assente nelle aree urbane della costa.

La prevenzione si basa dunque sull’aumento dell’apporto iodico alla popolazione (iodoprofilassi): il sistema più semplice e meno costoso è basato sull’utilizzo del sale iodato. La profilassi iodica con sale fortificato con iodio (contenente 30 parti per milione secondo una Legge del 2005) è una strategia compatibile con la riduzione del consumo di sale da cucina e quindi di sodio per prevenire i danni causati dall’eccesso di sodio a livello cardiovascolare e renale. Sono sufficienti meno di 5 gr di sale da cucina aggiunto al giorno a garantire l’ottimizzazione della nutrizione iodica (150 microgrammi di iodio al giorno); in alcune condizioni (quali gravidanza e allattamento) tale fabbisogno giornaliero aumenta fino a 250-300 microgrammi al giorno.

Negli ultimi anni, grazie a una serie di campagne sulla iodoprofilassi, il consumo di sale iodato, in Sicilia, ha quasi raggiunto il 45% del totale, percentuale ancora lontana dal 90%, che rappresenta la soglia convenzionale indicativa di profilassi universale e la prevalenza del gozzo nelle aree suddette è parallelamente scesa (intorno al 10% della popolazione scolare esaminata).

Prof. Concetto Regalbuto

“Il Carcinoma Tiroideo è un tumore  del quale, soprattutto nell’area etnea, si registra un costante incremento. La modesta aggressività e la presenza di terapie valide ed efficaci assicura alle persone colpite una eccellente sopravvivenza, tuttavia la diagnosi di tumore, gli interventi chirurgici e la terapia ablativa hanno un impatto rilevante sulla vita sociale, lavorativa e relazionale del paziente. Oltre all’intervento chirurgico la preparazione e la terapia radiometabolica, con il conseguente isolamento radioprotezionistico hanno un considerevole impatto psicologico. L’associazione di pazienti che stiamo cercando di costituire si pone l’obiettivo di supportare i pazienti fornendo informazioni controllate e vagliate dai medici sulle terapie, assistenza psicologica e supporto nei periodi di ricovero. Si propone altresì, di affiancare lo staff medico ed infermieristico del centro tiroide dell’Ospedale Garibaldi.

Massimiliano Privitera